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In cosa differiscono le stufe a metano senza canna fumaria, quale scegliere.
 
Abbiamo trattato negli articoli specifici le caratteristiche della stufa a metano senza canna fumaria, ovvero quella con i mattoncini ad infrarossi e quella con la fiamma blu. Ora ci soffermeremo su un confronto tra le due in modo da poter avere un quadro completo delle differenze e capire quale scegliere in base all’ambiente di destinazione.

Prima di addentrarci nel confronto ed analizzare le differenze, ribadiamo quelle che sono le caratteristiche comuni, che riguardano principalmente la sicurezza e le condizioni di installazione:

1) L’installazione deve avvenire in ambienti con un volume superiore ai 15 metri cubi;
2) L’ambiente di destinazione deve essere dotato di un’apertura permanente per garantire un ricambio d’aria;
3) Possono riscaldare ambienti fino a 100 metri cubi e non necessitano di canna fumaria;
4) Si possono fissare alla parete con il kit in dotazione o adagiare sul pavimento con i piedi a corredo;
5) Funzionano esclusivamente a gas metano e non è possibile eseguire la trasformazione a GPL sostituendo ugelli o altro;
6) Dispongono di un sistema di sicurezza a due livelli, il primo che spegne la stufa se la percentuale di anidride carbonica supera l’1,5% il secondo blocca la fuoriuscita di gas se si verifica uno spegnimento accidentale della fiamma.

Ribadite le caratteristiche comuni, ci soffermiamo sulle differenze tecniche, che anche se lievi sono certamente importanti e possono influire sulla scelta dell’una o dell’altra, anche nell’ottica di una valutazione complessiva, ovvero tenendo in considerazione l’ambiente di destinazione.

La prima differenza che salta subito all’occhio è il tipo e il colore della fiamma. Nel modello infrarossi abbiamo dei mattoncini che si colorano in una tonalità che va dal giallo all’arancione intenso, mentre nelle nella blue flame, abbiamo un colore blue uniforme. Questa diversità è dovuta al tipo di bruciatore, che oltre alla differenza estetica differisce per la direzionalità del calore. Nel primo caso è orizzontale/frontale, mentre nel secondo è verticale.

La fiamma è libera e quindi i mattoncini ad infrarossi sono liberi e raggiungibili con la mano, nel senso che non c’è una protezione che ne impedisca un loro contatto in modo accidentale. La fiamma blue invece è coperta da un vetro temperato, che impedisce un contatto accidentale con la fiamma.

La potenza termica massima è di 4200 watt nel modello infrarossi e di 4100 watt in quello blue flame. Parliamo di una differenza di riscaldamento veramente minima, che non influisce particolarmente sul risultato di riscaldamento, soprattutto se la stufa è impiegata in un ambiente con una cubatura che sta al di sotto dei 100 metri. Pertanto questo elemento nella maggior parte dei casi non può considerarsi determinante per la scelta.

Differenza, invece, riscontriamo in termini di consumo e di regolazione della potenza. Per quanto riguarda il consumo, nel primo caso, al massimo della potenza è di 0,410 mc/h, mentre nella blue flame è di 0,377 mc/h.

Il livello di regolazione della potenza è impostabile su tre posizioni, minimo, medio e massimo con la stufa ad infrarossi. Due posizioni, minimo e massimo nella blue flame.

La potenza termica ed il consumo variano in base alla posizione, rispettivamente abbiamo 1400 watt, 2800 watt, 4200 watt, con un consumo di 0,150 mc/h, 0,270 mc/h, 0,410 mc/h. Nel secondo caso il massimo è di 0,377 mc/h, mentre sulla posizione minima, non avendo un dato tecnico, ma solo dei casi di valutazione pratica, possiamo dire che varia dai 0,170 mc/h ai 0,250 mc/h.

La differenza nella regolazione della potenza e di conseguenza anche del consumo, può essere un elemento decisionale della scelta, in modo particolare dove l’ambiente non è molto grande e pertanto una volta raggiunta la temperatura si ha la necessità di portare la potenza su un livello medio o più basso. In buona sostanza il modello infrarossi è più versatile per la regolazione e quindi l’adattamento a condizioni di regolazione differenti. Il modello blue flame è più elegante e protetto dal vetro temperato, anche se ricordiamo che al contatto è caldo.

Articolo aggiornato: martedì 18 febbraio 2020

 

 
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Sempre più presente sugli scaffali, riscuote un modesto interesse per l’idea di una prestazione superiore rispetto alla stufa a gas tradizionale, stiamo parlando della stufa a gas termo ventilata.
 
 
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Come abbiamo già letto nell’articolo sulla stufa a gas che non emette la scintilla di accensione, ci possiamo trovare in presenza di una stufa nella quale non funziona il piezoelettrico. In alcuni casi è semplicemente staccato il filo conduttore della carica elettrica, mentre in altri è proprio il meccanismo dal quale scaturisce la scarica elettrica a non essere funzionante.
 
 
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L’installazione della stufa a gas non è un’operazione particolarmente complicata, può essere effettuata, senza l’ausilio di un tecnico specializzato, da chiunque possieda un minimo di manualità.
 
 
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Anche per il mondo del riscaldamento a biomassa non legnosa dall’1 gennaio del 2018 è obbligatoria la classificazione energetica. Pertanto come per gli altri elettrodomestici per i quali è obbligatoria già da molto tempo, tali prodotti, parliamo di stufe a gas, stufe a legna, stufe a pellet ed altro, dovranno essere correlate quando esposte nei negozi delle relative etichette energetiche.
 
 
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I modelli di stufa a gas commercializzati sono di due tipi, quelle con pannello ad infrarossi e quelle catalitiche. Per scoprire i dettagli sulle caratteristiche, sistemi di sicurezza ed altro leggere l’articolo “stufe a gas”.
 
 
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Tra i vari prodotti utili per il riscaldamento invernale uno dei più potenti ed al tempo stesso non molto ingombrante è la stufa a gas murale, di cui abbiamo già parlato in un articolo precedente.
 
 
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Rocco da Leporano giorno 18/02/2020
Due cose: 1^: nella premessa sulle caratteristiche comuni avete detto che sia la infrarossi che la catalitica funzionano esclusivamente a metano e non possono essere trasformate a GPL e questo non mi sembra esatto. 2^: non avete parlato della emissione di ossido di carbonio nei due tipi e con butano e propano.
 
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Buongiorno Rocco, grazie per il tuo appunto, per quanto riguarda la trasformazione ti confermo che non si può fare, se non di propria iniziativa. Ci sono dei modelli che nascono già a GPL.

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