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Come verificare se la potenza termica del condizionatore è rapportata al dimensionamento del locale da climatizzare.
 
Premesso che ogni condizionatore ha una sua potenza termica e per capirci meglio per tale potenza si intende quella che comunemente è identificata con i btu/h, va detto che nello scegliere un impianto si può commettere un errore grossolano in riferimento a detta potenza. Ci riferiamo in modo particolare all’individuazione della capacità termica che l’impianto possiede ed il suo rapporto al fabbisogno termico dell’ambiente di destinazione.

Prima di andare avanti e focalizzare l’attenzione su quello che vogliamo risaltare nelle righe successive, dobbiamo precisare che la scelta dell’impianto deve passare attraverso un corretto dimensionamento, che ci porta all’individuazione dei btu/h che l’impianto da installare deve possedere. Se tale passaggio viene eseguito da un installatore professionista allora non ci sono problemi, ma se come avviene in moltissimi casi, ci si reca in un negozio generalista e si effettua un dimensionamento in grandi linee, che in moltissimi casi se le condizioni di isolamento ed esposizione dell’ambiente rientrano nello standard, può centrare le reali necessità, ma in altri può farci incorrere nel particolare all’errore che dicevamo all’inizio.

Per capire bene cosa può succedere dobbiamo precisare che l’indicazione che viene data sulla potenza dei vari modelli, quindi di 9000, 12000, 15000, 18000 btu/h ed altro, non corrisponde alla potenza reale, ma ad un identificativo generale che le aziende utilizzano per segmentare il prodotto. In realtà, quando ci si trova in presenza ad esempio di un modello riconosciuto come 9000 btu/h, ma questo vale per tutti gli altri segmenti, possiamo trovarci in presenza di un condizionatore che realmente è un 8530 btu/h in regime di raffreddamento e di 10750 bth/h in regime di riscaldamento (abbiamo preso ad esempio un modello esistente).

A questo punto diciamo che ci viene indicato che per la stanza in questione può andare bene un 9000 btu/h e che realmente è necessaria detta potenza termica. Conseguentemente e solitamente si procede alla scelta tra i modelli a disposizione, di un 9000 btu/h o per meglio dire al segmento equivalente.

Questo è un errore in quanto come nel caso dell’esempio, l’impianto in questione è di 8530 btu/h, quindi sottodimensionato e come detto in precedenza, ogni split ha una potenza differente e non è raro trovare modelli da “9000 btu/h” anche al di sotto di tale potenza.

Pertanto, essendo a conoscenza che i btu/h indicati possono essere rappresentativi del segmento, è pertanto necessario, identificare sulla scheda tecnica o chiedere al venditore di verificare i btu/h reali dell’impianto, al fine di evitare di installare un modello che è al di sotto del fabbisogno termico di cui si necessita. Ricordiamo che un corretto dimensionamento deve effettuarsi sulla potenza nominale di un impianto, la quale deve essere pari o leggermente superiore al carico termico della locale di destinazione.

Altra distinzione deve essere effettuata sulla modalità di impiego del condizionatore, ovvero se questo verrà utilizzato solo per il raffreddamento (vale tutto quello che abbiamo detto fino ad ora) o anche per il riscaldamento. In quest’ultimo caso il carico termico dell’ambiente è normalmente superiore e legato ad una serie di fattori, che possono incidere considerevolmente sulla potenza necessaria per il suo riscaldamento.

La scelta dell’impianto deve quindi passare prima attraverso un preciso dimensionamento e successivamente nell’identificare la potenza termica in btu/h del condizionatore per la modalità riscaldamento, che come abbiamo visto in precedenza e diversa da quella del raffreddamento e non corrisponde quasi mai al dato identificativo del segmento di prodotto.

 

 
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Una condizione che non raramente si verifica durante l’utilizzo del condizionatore split domestico, per intenderci i modelli che sono attaccati in alto su di un parete, è quella che lo vede gocciolare. Si, durante il suo funzionamento cade dell’acqua.
 
 
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Una delle valutazioni che bisogna effettuare nella scelta tra un climatizzatore multisplit ed altrettanti monosplit, oltre a quelle che abbiamo già affrontato nell’articolo "climatizzatore mono split o multi split", è il consumo energetico.
 
 
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Giorno 1 gennaio 2016 sono entrati in vigore due nuovi regolamenti che disciplinano il settore della ventilazione, ovvero il regolamento (UE) n. 1253/2014, che istituisce delle specifiche di progettazione e di eco compatibilità a cui attenersi, ed il regolamento delegato (UE) n. 1254/2014, che regolamenta l’etichettatura energetica.
 
 
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Oltre alle funzione che di base troviamo in un climatizzatore d’aria: raffreddamento, riscaldamento, deumidificazione e ventilazione, ce n’è un’altra che è presente in quasi tutti i climatizzatori, la funzione notturna, conosciuta più comunemente con il nome “sleep”. La funzione è indicata da un tasto con il simbolo di una mezza luna o di stelle o entrambe, o la scritta sul tasto “sleep”.
 
 
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Lanciato di recente dal gruppo cinese Chigo in collaborazione con ICA (International copper association), il primo climatizzatore dotato di caratteristiche antibatteriche.
 
 
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Tra le attività di controllo che bisogna effettuare per tenere in buono stato di funzionamento, o meglio dire preservare la piena efficienza di un impianto di condizionamento, c’è quella di verificare la condizione della tubatura di collegamento tra l’unita interna e quella l’esterna.
 
 

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