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Confronto consumo lavasciuga a resistenza elettrica ed a pompa di calore.
 
La tecnologia di riscaldamento della lavasciuga in pompa di calore ed a resistenza elettrica, sono differenti, così anche i consumi sia di energia elettrica che di acqua.

Per valutarne la differenza prima di effettuare l’acquisto basta semplicemente leggere i dati riportati sull’energy label, ed in modo particolare soffermarsi su quello del consumo elettrico e dell’acqua.

In questo articolo mettiamo a confronto due energy label, di due lavasciuga con portata di 10 kg in lavaggio e 6 kg in asciugatura, entrambe appartenenti alla classe energetica A, ma con tecnologia differente: pompa di calore e resistenza elettrica.

Il confronto, al fine di eseguire un acquisto consapevole, è molto importante in quanto, ora lo vedremo, escono fuori delle differenze in termini di consumi da non sottovalutare, in quanto tradotte in euro corrispondono ad una cifra  considerevole.

Se, in fase di acquisto, ci si sofferma esclusivamente alla classe, si può venire tratti in errore, in quanto pur appartenendo alla stessa classe, le tabelle di appartenenza delle due tipologie di lavasciuga, sono differenti e pertanto i dati dei consumi anche.

Sulla parte sinistra è riportata una pompa di calore mentre sul lato destro una a resistenza elettrica.

Confronto energy label lavasciuga.

I due dati sui quali ci soffermiamo sono quelli evidenziati, ovvero il consumo elettrico e di acqua. Nel primo caso il consumo è di 4,07 kwh per ciclo completo, raggruppa il lavaggio e l’asciugatura di un carico di cotone a 60°C, quello di acqua è di 77 litri. Nel secondo caso il consumo è di 6,7 kwh per ciclo completo e di 115 litri di acqua.

Considerando i cicli che mediamente si eseguono in un anno, ovvero 220, il calcolo comunque può essere effettuato aumentandoli o diminuendoli, noi ci rifacciamo a questo numero per rimanere sulla media che stabilisce la normativa, andiamo a sviluppare il conteggio.

Con la pompa di calore avremo un consumo di 4,07 x 220 = 895,4 kwh, che moltiplicati per un costo medio (questo dato può variare in base al proprio contratto di fornitura elettrica) di 0,25 € per kwh, avremo un consumo di 223,85 €. Con il modello a resistenza elettrico il consumo di 6,7 x 220 = 1474 Kwh, che moltiplicato per 0,25 €, avremo un consumo complessivo di 368,5 €.

La differenza di consumo tra le due tecnologie, in questo caso, ricordiamo che tale rappresentazione è un esempio reale, ma non è rappresentativo di tutti i modelli confrontabili, per i quali è opportuno procedere, allo stesso modo, singolarmente, è di 578,6 kwh, pertanto di 144,65 €.

Ragionando su questo risparmio, considerando di ottenerlo annualmente, possiamo affermare che per la durata media di vita di una lavasciuga, fatto salvo condizioni di durata ridotta, ci consente di ammortizzare totalmente la differenza di prezzo in fase di acquisto ed anche il totale costo dell’apparecchio.

Non abbiamo però ancora considerato il consumo dell’acqua, che è pari a 16940 litri nella pompa di calore e 25300 litri in quella a resistenza. Una differenza, che è un risparmio di 8360 litri di acqua all’anno.

In pratica 8,36 metri cubi di acqua, che a seconda del consumo totale di acqua del contatore residenziale, può corrispondere ad una cifra di 11,45 € se si rientra in una fascia bassa di consumo, a 24 € se il consumo totale è in fascia media e di 30 € se si rientra in fascia alta. Ovviamente questi dati sono indicativi in quanto il costo per metro cubo di acqua in riferimento alla fascia di consumo complessivo, varia in base ai comuni. Pertanto nello sviluppo del costo finale è opportuno ricalcolarlo basandosi sui dati di consumo di riferimento della propria zona.

 

 
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Abbiamo già parlato in altri articoli della funzione della lavasciuga e quella dell’asciugatrice, due elettrodomestici indirizzati a risolvere il problema dell’asciugatura degli indumenti, ma che sebbene abbiano lo stesso fine, sono molto differenti.
 
 
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Avevamo già messo a confronto in un precedente articolo, ed evidenziato come a parità di classe energetica e capacità di carico, due lavasciuga in realtà possono avere un consumo differente.
 
 
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Come ben sappiamo la direttiva 92/75/CEE del 22 settembre del 1992, stabilisce i criteri sull’etichettatura energetica degli elettrodomestici. Tra queste vi è anche quella relativa alla lavasciuga, che diversamente da quelle di altri elettrodomestici, non ha subito dei cambiamenti, con l’entrata in vigore della nuova, a partire da giorno 1 gennaio del 2013.
 
 
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Come di nostra abitudine cerchiamo di andare oltre le apparenze, scendendo nel dettaglio, in questo caso per confrontare due lavasciuga, entrambe da 9 kg in classe A, che apparentemente dimostrano di essere uguali in termini di consumi energetici, ma addentrandoci nei dettagli tecnici scopriamo che non è così.
 
 
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Come ogni anno l’arrivo della stagione invernale porta a considerare in modo più attento la possibilità di acquistare una lavasciuga, per risolvere in un colpo solo l’esigenza del lavaggio, ma soprattutto il fastidioso problema di non poter stendere i panni a causa di un clima non favorevole.
 
 
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Il sistema utilizzato dalla lavasciuga per produrre aria calda è basato sull’impiego di una resistenza elettrica, che una volta surriscaldatasi e con l’ausilio di un sistema di ventilazione immette il flusso di aria calda nel cestello, consentendo all’umidità dei tessuti di essere estratta.
 
 

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